Antichi rituali per “caricare” gli alberi di frutti. Ricerca di Gian Paolo Borghi

CON UNA PERTICA SI BATTEVANO
TUTTI QUESTI FRUTTI

ASPETTI E FORMULE DI UN RESIDUALE
CULTO DEGLI ALBERI IN TERRITORIO EMILIANO di Gian Paolo Borghi

(testo estratto dal volume ”
L’albero,
tra simboli, miti e storie”, di AA.VV.
A
cura di
Carlo Tovoli)
http://online.ibc.regione.emilia-romagna.it/I/libri/pdf/VerdeMaesta.pdf
Poliedricità  di un rituale
Espongo i risultati di una mia ricerca
pluriennale, da considerarsi comunque work in progress, su
modalità e formule che documentano l’esistenza, almeno sino agli
anni ’30 del secolo scorso, di tracce di culto degli alberi
in area emiliana
(1). Si tratta di un rituale di
battitura delle piante,
con formule, rilevato attraverso
fonti scritte (in gran parte non specialistiche e frammentarie)
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Pasta e fagioli. Storia e ricetta. Giulio Reggiani

A tavola in Emilia-Romagna. Pasta e fagioli.
Ricerca di Giulio Reggiani

Uno
dei piatti tipici delle zone fra bolognese e ferrarese
è senza dubbio la pasta cotta nel brodo di fagioli. Veniva chiamato
familiarmente pasta in fagioli e lo si poteva
mangiare assai spesso nelle case coloniche, sulle tavole di paesi e
città, oltre che nelle trattorie; anche le osterie, particolarmente
nell’Ottocento, lo proponevano ai loro avventori, ma lo si trovava
di frequente pure sulle tavole dei braccianti di queste zone, in
quanto costituiva una vivanda molto energetica: poi immancabilmente
gli s’inzuppava il pane e si andava così a costituire un
particolare piatto unico tipico di tutto quel mondo padano che
oggi va sotto il nome di civiltà contadina.
Rappresenta
tuttora una portata molto gradita nelle trattorie della nostra
pianura e pure i ristoranti più “sofisticati” propongono ai loro
clienti questo “primo piatto”, magari accoppiandolo a qualche
raffinato abbinamento da nouvelle cuisine (però, così
facendo, a mio avviso lo rovinano grandemente). Dobbiamo dire che
sulle nostre tavole lo si mangia assai raramente, Leggi Tutto

La torre dei Marsigli a Castello d’Argile. Magda Barbieri

E’ una torre poco conosciuta e citata, forse perchè si trova nei pressi di una via (dedicata ad Attilio Ferrari) attualmente di passaggio quasi esclusivamente locale. Ma si trova in quel punto probabilmente perchè, nel tempo in cui fu costruita, si trovava su un percorso stradale più importante ( anche se tortuoso , dovuto alle più antiche presenze di “lame“, paleoalvei e “Gorghi“di Reno) di collegamento provinciale, usato da chi proveniva da Bologna, attraverso la via delle Lame, poi sulla via d’Erba di Argelato , costeggiando la chiesina di S . Giacomo, imboccava la via dei Ronchi, passava davanti al convento dei frati minori di S. Francesco, e magari si fermava nell’ “hospitale “ che si trovava nei pressi (oggi osteria “della Stella”).

Dalla torre , si proseguiva poi per il centro di Mascarino (alias Venezzano), con la sua chiesa, e un bivio che conduceva, svoltando a sinistra, verso Pieve di Cento, o , procedendo verso nord, Asia e il “poggio di Massumatico” (oggi Poggetto), importate sede vescovile con relativo palazzo; imboccando la stradina a destra si arrivava alla chiesina di S. Andrea, e, più oltre, a S. Benedetto e a S. Pietro in Casale.
E’ di probabile costruzione quattrocentesca, come altre torri simili presenti nel bolognese; ma, essendo stata solo superficialmente esaminata finora, non si può dire con certezza. E’ stata probabilmente adibita Leggi Tutto

Uso e consumo dell’acqua in agricoltura e ruolo della Provincia. Gabriella Montera

Atti del Convegno “L’Acqua un bene da salvare“. 29/04/2005
Villa Smeraldi. S. Marino di Bentivoglio
Relazione dell’Assessore Provinciale all’Agricoltura, Gabriella Montera
“Il mio intervento sarà evidentemente parziale rispetto alla molteplicità delle tema che il governo delle acque implica e chesono state qui altamente rappresentate, perchè sarà prevalentemente incentrato sul suo uso e consumo in agricoltura e sulle azioni della Provincia in materia, mancando il supporto dell’Assessore all’Ambiente.

Ciò nonostante non è possibile affrontare questo tema prescindendo da alcune considerazioni di carattere generale, a partire dalle grandi suggestioni che l’acqua è capace di suscitare, risorsa primaria tanto invocata, quanto trascurata.

E’ una risorsa scarsa ed in parte compromessa dai noti fenomeni d’inquinamento e in un paese, pure naturalmente ricco d’acqua come l’Italia, non si riesce ormai a soddisfare, durante i mesi estivi, il fabbisogno idrico minimo di quasi un sesto della popolazione.

Se il problema dell’accesso all’acqua è di quelli che a livello mondiale condiziona la sopravvivenza e lo sviluppo socio-economico di intere popolazioni, anche da noi, in una visione dei bisogni attuali e di Leggi Tutto

La Partecipanza di S. Giovanni in Persiceto. Magda Barbieri

Sicuramente non è dovuto al caso il fatto che ben 5 delle 6 Partecipanze emiliane  presenti e attive ancora oggi, si trovino tutte in un’ area a sinistra del Reno, attuale e  “vecchio”, della Samoggia “vecchia” e intorno agli antichi alvei del  Panaro, del suo affluente Muzza e di altri “rii ” e “flumicelli”  ad essi  collegati.
L’origine delle Partecipanze emiliane  non è quindi  tanto  attribuibile (come si continua a raccontare,  per tradizione popolare antica) ai lasciti di terreni della Contessa Matilde di Canossa, defunta nel 1115 (proprietaria per un certo tempo di queste  e di ben altre e più vaste terre, in Emilia e in altre regioni),  quanto piuttosto alle caratteristiche naturali del territorio , alle esigenze della bonificazione e colonizzazione, e alle antiche  consuetudini instaurate, prima ancora della presenza della contessa,  dai Monasteri, in primo luogo quello di
Nonantola, e dai Vescovi e “Signori” proprietari, di dare in affitto a particolari
condizioni  i terreni paludosi , vallivi, boschivi e incolti di queste
zone , agli “huomini”, o capifamiglia,   delle rispettive località,
perchè li rendessero coltivabili e fruttiferi
.

Si trova citazione di un documento del 1017  in cui si legge che il marchese Bonifacio di Toscana (padre di Matilde di Canossa) donò Leggi Tutto

Sulle strade di Cento ; note di storia. Giuseppe Sitta

La mia avventura nella Toponomastica inizia allorquando, durante una riunione della Commissione il dott. Antonio Bianchi, Assessore con questa Delega, lamentò l’assenza di uno studio su questa Disciplina. In fondo – pensai – si trattava di ricostruire le date e le ragioni di intitolazione delle vie cittadine.
Cominciai così a sfogliare gli Atti del Consiglio a partire dall’Unità d’Italia: lasciai cadere immediatamente il suggerimento del Segretario, quello di consultare gli Indici, cosa che indubbiamente mi avrebbe fatto risparmiare molto tempo, perché la lettura integrale delle carte fornisce sempre una miniera di notizie.

Dopo poche pagine arrivai al 10 Novembre 1871, data non casuale, in quanto legata alla Legge del 20 Giugno 1871 sul Censimento generale della popolazione, la quale prescriveva che ogni strada doveva avere in tutta la sua percorrenza un nome solo, anziché più tratti con diversi nomi. L’orientamento dell’Amministrazione fu quello di intitolare le vie ai nomi dei cittadini che principalmente illustrarono Cento nelle Arti, nelle Scienze, nella vita culturale, nella vita politica.

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L’offesa della razza. Mostra e incontro pubblico

 

E’ aperta a Pieve di Cento, presso la Sala Partecipanza – Via Garibaldi, 25  la mostra
L’OFFESA DELLA RAZZA Razzismo e antisemitismo dell’Italia fascista.
A cura di Riccardo Bonavita, Gianluca Gabrielli, Rossella Ropa. Organizzazione: IBC-Soprintendenza per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna.
Catalogo: Patron Editore, Bologna.
L’esposizione rimane allestita dal 18 aprile al 3 maggio 2009
Giorni e orari di apertura:- Sabato: dalle 15:30 alle 18:30.-  Domenica: dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:30.- Sabato 25 aprile e Venerdì 1 maggio: dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:30.  Ingresso libero
http://www.ibc.regione.emilia-romagna.it/ Leggi Tutto

L’ing. Gio.Batta Martinetti e la moglie Cornelia. Una coppia che fece storia a Bologna

C’è¨ una strada a Castello d’Argile che porta un nome il cui significato è¨ ignoto  non solo agli argilesi, ma anche a tanti bolognesi. Eppure si riferisce ad un personaggio  che ebbe grande influenza nel  disegno urbanistico della città  di Bologna; e che, insieme alla moglie , contessa Cornelia Rossi Martinetti, fu a lungo protagonista anche della vita sociale e culturale  nei primi tre decenni del 1800, dal periodo napoleonico alla Restaurazione pontificia. Parliamo dell‘ingegner Giovanni Battista Martinetti, consigliere comunale a Castello d’Argile dal 1828, deceduto il 10 ottobre 1830,  al quale fu intitolata la via  subito dopo la sua morte, in quanto nei 25 anni precedenti era stato possidente delle terre della ex Commenda di Malta di Bisana, Leggi Tutto

Panfilia, dalla rotta di Reno al bosco. Cenni di storia. Franco Ardizzoni

Cominciare dal Bosco per parlare della Panfilia è come iniziare un discorso
dalla fine. Ma d’altra parte è proprio necessario partire dal
Bosco poiché è l’ultimo riferimento ancora vivente che
porta questo nome. Infatti il bosco ha preso il nome
dalla famosa e disastrosa rotta del fiume Reno avvenuta il 19 marzo 1751
nei pressi del palazzo dei Panfili, che causò enormi danni a tutta
la campagna esposta ad est del fiume modificando completamente la
rete di strade e canali. Inoltre causò il crollo del castello
di San Venanzio (già  dei Piatesi)
e della chiesa
parrocchiale attigua
costringendo il parroco a trasferire le funzioni
nella attuale posizione della chiesa parrocchiale, che a quel tempo
era un piccolo oratorio di proprietà privata. Quella fu l’ultima
di una serie di rotte avvenute in quel punto e che convinse
finalmente la Sacra Congregazione delle Acque a decidere la
deviazione del fiume Reno verso
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La Torre Conserva di Galliera ricostruita

La ricostruzione della Torre
Conserva di Galliera.
Franco Ardizzoni

Eravamo rimasti alla fine del 2003,
quando della torre Conserva, la cinquecentesca torre dei
Malvezzi, era rimasta soltanto la facciata
(vedi  La
Torre Conserva: agonia di un edifico: www.pianurareno.org, sezione Beni artistici).
Il 24 aprile 2004, un
sabato, si sviluppò un furioso temporale, con moltissimo ed
impetuoso vento (una specie di tifone di casa nostra). Il muro di
facciata della torre fece da vela al vento, ma ormai non aveva più
difese e, sotto quell’uragano, crollò definitivamente.
Era la fine di quel relitto di edificio dopo un’agonia durata
alcuni anni.
La proprietà della torre e del terreno
circostante sembra fosse di due signore di Ferrara che, in
conseguenza del crollo decisero di vendere e trovarono un acquirente
nella persona di Adler Capelli (campione mondiale ed
olimpionico di ciclismo su pista, a cui va tutta la mia sincera
ammirazione per la decisione presa) abitante a Galliera il quale
manifestò subito l’intenzione di ricostruire la torre e si affidò
all’architetto Roberta Monti di Galliera, ma con
studio a Cento, che chiese a me le foto che avevo fatto alla torre in
diverse occasioni, cioè in diverse fasi della sua rovina, per avere
dei punti di riferimento precisi per poter approntare un progetto di
riedificazione.

Sembrava più semplice. Leggi Tutto