Pensieri e parole percorrendo gli argini di Reno e Samoggia
Testo e foto di Sara Poluzzi. da “Marefosca” Aprile 2006
L‘aria è fredda e pungente, odora di terra bagnata e intorno non si odono rumori, tranne quello dei passi miei e del mio cane Conan, che scricchilano leggermente sull’erba coperta di brina. Si intravedono, in lontananza, testimonianze di attività umane: qualche camino che fuma, qualche macchina, così lomtana da non percepirne veramente la presenza. La nebbia avvolge i nostri passi, a distanza, quasi con discrezione; attorno a me vedo lo scenario famigliare: la Pianura.
Mi pervade la bella sensazione di essere a casa, di poter finalmente lasciare libera la mia vista di sconfinare, fino a dominare il paesaggio, almeno fino a dove la nebbia me lo consente. La vastità del cielo in questi luoghi può sconvolgere, può sembrare talmemte sproporzionata da creare un senso di oppressione in chi non vi è abituatoma non per chi, come me, ci è nato, per me che cerco sempre punti in cui il mio sguardo possa liberarsi oltre i palazzi, oltre le montagne, dove io possa sentirmi come mi sento quando supero la periferia di Bologna e l’appiattimento del paesaggio e l’allargarsi del cielo mi dicono che sono quasi giunta a destinazione, che sono quasi a casa.
Da quando non abito più stabilmente a Decima, tornare è diventato un rito, accompagnato da gesti volti a celebrare il mio ritorno, da assaporare con calma, per fare affluire lentamente al cuore le sensazioni del passato e del presente che si mescolano, per dare un senso ai minuti del breve viaggio che mi separa dalla mia casa.
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