Uso e consumo dell’acqua in agricoltura e ruolo della Provincia. Gabriella Montera

Atti del Convegno “L’Acqua un bene da salvare“. 29/04/2005
Villa Smeraldi. S. Marino di Bentivoglio
Relazione dell’Assessore Provinciale all’Agricoltura, Gabriella Montera
“Il mio intervento sarà evidentemente parziale rispetto alla molteplicità delle tema che il governo delle acque implica e chesono state qui altamente rappresentate, perchè sarà prevalentemente incentrato sul suo uso e consumo in agricoltura e sulle azioni della Provincia in materia, mancando il supporto dell’Assessore all’Ambiente.

Ciò nonostante non è possibile affrontare questo tema prescindendo da alcune considerazioni di carattere generale, a partire dalle grandi suggestioni che l’acqua è capace di suscitare, risorsa primaria tanto invocata, quanto trascurata.

E’ una risorsa scarsa ed in parte compromessa dai noti fenomeni d’inquinamento e in un paese, pure naturalmente ricco d’acqua come l’Italia, non si riesce ormai a soddisfare, durante i mesi estivi, il fabbisogno idrico minimo di quasi un sesto della popolazione.

Se il problema dell’accesso all’acqua è di quelli che a livello mondiale condiziona la sopravvivenza e lo sviluppo socio-economico di intere popolazioni, anche da noi, in una visione dei bisogni attuali e di prospettiva, si pone il problema di salvare questo bene attraverso azioni efficaci, collocate all’interno di un quadro di riferimento che deve essere unitario, in cui la cultura dello sviluppo sostenibile deve andare oltre le annunciazioni e diventare pratica attiva.

Partendo da un’azione culturale che attribuisca all’acqua il suo valore reale, si potrà passare da una fase come quella attuale, in cui la sensibilità sul problema è più forte e diffusa di quanto non lo fosse in passato, a comportamenti privati e pubblici che pongano la giusta attenzione alla conservazione, al risparmio ed alla valorizzazione di tale risorsa.

Si deve a mio avviso e per esemplificazione, passare da una logica in cui gli investimenti, in generale, sono tesi a favorire l’aumento della domanda, ad una logica invece in cui gli investimenti siano finalizzati prioritariamente alla conservazione, al risparmio, al riuso e uso corretto della risorsa idrica.

In questo senso ci attende un lavoro molto impegnativo che parte però da indirizzi ormai acquisiti a livello di Amministrazione Provinciale tramite il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale che già contiene, nel proprio articolato normativo, disposizioni per la tutela della risorsa idrica superficiale e sotterranea, che i futuri Regolamenti edilizi comunali e i Piani Urbanistici Attuativi dovranno recepire.

A questo proposito ritengo indispensabile effettuare ulteriori approfondimenti in merito agli obiettivi riportati dal Piano di Tutela delle Acque, che concorrano a definire meglio specifiche misure rispetto agli strumenti a disposizione della pianificazione in materia di risorse idriche.

Ricordo che il P.T.A. della Regione Emilia-Romagna adottato nel dicembre scorso, ha come obiettivi fondamentali la tutela quali-quantitativa della risorsa idrica, con una tempistica che prevede il raggiungimento di una qualità dell’acqua sufficiente al 2008 e una qualità buona al 2016, rispetto a parametri fisici, chimici e biologici previsti dal Decreto Legislativo 152 del ’99.

Per quanto riguarda l’aspetto quantitativo, i due grandi obiettivi sono quelli di garantire il minimo deflusso vitale nei corsi d’acqua superficiali e il raggiungimento del punto di equilibrio fra i prelievi e le ricariche da falda, allo scopo anche di contrastare e interrompere il fenomeno della subsidenza.

Se questi obiettivi ci trovano tutti concordi, bisogna tuttavia rilevare che, a fronte di un quadro programmatico assai definito e per certi versi ambizioso, non esistono sul versante finanziario altrettante certezze, venendo meno anche le risorse già previste a livello nazionale.

Per citare un esempio, nel campo delle opere irrigue la finanziaria 2005 ha ridotto del 50% le somme a disposizione della Regione Emilia-Romagna, originariamente previste in 124.000.000 di Euro, spostandone il 50% al 2008 e determinando il rinvio a quella data di progetti già cantierabili.

A questo riguardo penso sia opportuno prevedere nuovi meccanismi di finanziamento, anche con risorse proprie degli Enti territoriali (Regioni e Province), che puntando sul conto interesse più che sul conto capitale, possano consentire una pluralità di interventi che pare preclusa dalle attuali disponibilità e meccanismi di finanziamento.

Come settore Agricoltura, consapevoli di rappresentare una voce significativa nel prelievo e nel consumo di acqua, abbiamo posto al centro del programma di mandato, l’obiettivo di un utilizzo più corretto e sostenibile di questa risorsa, attraverso specifiche iniziative sollecitate dall’evolversi della politica agricola comunitaria e dalle recenti normative intervenute (P.T.C.P. e P.S.C., P.T.A. ecc..) quali:

  • La prosecuzione del sostegno finanziario ai Consorzi di Bonifica per opere irrigue con acque di superficie da CER, invasi collinari e da impianti di depurazione (attualmente sono in fase di realizzazione n. 8 progetti del costo complessivo di 2.055.618 euro con contributo a carico della Provincia di 654.937 euro). Anche per il 2005 la Provincia mette a disposizione risorse del proprio bilancio pari a 130.000 euro, per co-finanziare opere irrigue da concordare con il mondo agricolo e le sue rappresentanze;

  • Il sostegno alla divulgazione effettuata dal Consorzio del Canale Emiliano-Romagnolo per nuove tecniche di distribuzione irrigua più efficienti e meno dispersive (10.000 euro);

  • Un’attenzione ai prelievi idrici da corsi d’acqua superficiali naturali durante la stagione irrigua e nei periodi di siccità, mediante il lavoro di un apposito Tavolo Tecnico composto da Provincia, Associazioni di categoria, Servizio provinciale Difesa del Suolo, Autorità di Bacino, Consorzi di Bonifica;

  • Azioni mirate alla messa in sicurezza del territorio, attraverso la regimazione idraulico-agraria dei terreni con interventi che coinvolgano direttamente gli agricoltori di collina e montagna e i Consorzi di Bonifica, per la progettazione e la direzione lavori, tramite il Decreto Leg.vo 228 del ’01, che consente l’assegnazione diretta di questi lavori agli agricoltori, anche in deroga alle leggi sugli appalti.

A proposito di questo ultimo punto, sarebbe necessaria una visione ed una programmazione degli interventi più integrati da parte degli enti istituzionali, poiché non si tratta di azioni finalizzate soltanto al bisogno del mondo agricolo di produrre integrazione di reddito (bisogno peraltro quanto mai attuale), ma, più in generale, alla tutela e alla sicurezza idraulico-ambientale del territorio.

E’ nostra intenzione inoltre in questa fase di definizione del Nuovo Piano Regionale di Sviluppo Rurale 2007/2013 – in cui le Province sono chiamate dalla Regione ad un ruolo importante nella programmazione soprattutto degli interventi a valenza specifica territoriale – porre particolare attenzione agli interventi sull’innovazione tecnologica, anche legata al tema dell’irrigazione, con gli obiettivi e le finalità più sopra riportate e che sono stati al centro dell’incontro di oggi.

Non tralascerei poi il ruolo che la Provincia, in accordo con la Regione, vuole assumere (vedi Divulgatore a diffusione regionale) sul tema della “ecocondizionalità”, cioè nell’adozione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente, requisito indispensabile per poter accedere ai contributi comunitari e che investe direttamente aspetti relativi alla tutela delle acque (da nitrati, sostanze pericolose ecc..) in attuazione del Decreto Legislativo n. 152 del ’99.

Concludo con una considerazione che trae spunto dalle grandi infrastrutture che stiamo portando a termine nel campo dell’irrigazione: mi riferisco all’adduttore nord che da Bentivoglio porta acqua del Canale emiliano romagnolo fino al depuratore di Bologna e all’adduttore che da Mordano-Bubano, arriverà a servire la periferia di Imola.

Una volta realizzate le opere noi dovremo fare in modo che gli agricoltori, le industrie e gli artigiani, che sono i nostri interlocutori, non prelevino più da falda, ma usino quest’acqua.

Il fatto è che l’acqua che oggi viene prelevata dal sottosuolo ha un costo del tutto irrilevante rispetto all’altra.

Investire su una maggiore sensibilizzazione del mondo produttivo rispetto al risparmio e al corretto uso dell’acqua, è una priorità, soprattutto in una fase in cui l’aumento dei costi diventa elemento dirimente rispetto alla capacità di competere sui mercati sempre più globalizzati.

La complessità dei problemi è tale che mai, come in questo momento, occorre governare queste dinamiche insieme, creando unità di intenti e di conseguenza tutte le sinergie che un tema come quello dell’acqua, con tante valenze e implicazione sulla vita delle persone, impone.”